A cura del Dott. Fabio Calzonetti – Odontoiatra Dental Blogger

In breve

L’impronta dentale digitale permette di riprodurre la forma dei denti e delle arcate utilizzando uno scanner intraorale. Durante la procedura, sul monitor compare un modello tridimensionale della bocca che può essere controllato e utilizzato per progettare corone, ponti, intarsi, bite e altri dispositivi personalizzati.

Per il paziente, la differenza più evidente rispetto all’impronta tradizionale è l’assenza del portaimpronte riempito con il materiale in pasta. Questo rende la procedura più tollerabile, soprattutto per chi soffre di nausea, ha un riflesso del vomito molto forte o sopporta con difficoltà la sensazione di ingombro in bocca. Gli studi più recenti indicano che, nelle situazioni analizzate, la scansione digitale viene generalmente percepita come più confortevole e spesso richiede meno tempo rispetto all’impronta convenzionale. I risultati possono comunque variare in base al trattamento e alle caratteristiche del singolo paziente [1].

Nel Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti di Civitanova Marche utilizziamo da anni lo scanner intraorale all’interno del nostro flusso di lavoro digitale.

Nei lavori chairside l’odontotecnico è sempre coinvolto nelle diverse fasi. Odontoiatra e odontotecnico collaborano nella scelta dei materiali, nella realizzazione e nei controlli del restauro. La tecnologia rende più immediato questo lavoro di squadra, ma non sostituisce le competenze dei professionisti.

La tecnica digitale non viene scelta automaticamente in ogni situazione. Prima di procedere valutiamo il tipo di trattamento, l’estensione del lavoro e le condizioni presenti nella bocca. In alcuni casi l’impronta tradizionale continua a essere una soluzione valida; in altri possiamo integrare le due tecniche.

Che cos’è l’impronta dentale digitale?

Quando dobbiamo realizzare una corona, un ponte, un intarsio, un bite o un altro dispositivo su misura, abbiamo bisogno di riprodurre correttamente la forma dei denti e il modo in cui l’arcata superiore entra in contatto con quella inferiore.

Con la tecnica tradizionale viene utilizzato un portaimpronte contenente un materiale inizialmente morbido. Il materiale viene mantenuto in bocca per alcuni minuti, fino a quando assume la consistenza necessaria per registrare la forma dei denti e delle altre strutture interessate.

Molti pazienti tollerano questa procedura senza particolari difficoltà. Altri, invece, possono avvertire nausea, un gusto poco gradevole o una sensazione di ingombro, soprattutto quando il portaimpronte raggiunge le zone posteriori della bocca.

Con l’impronta digitale utilizziamo uno scanner intraorale. Si tratta di uno strumento ottico che viene spostato delicatamente vicino ai denti e consente di ottenere sul monitor una rappresentazione tridimensionale delle superfici visibili della bocca [2].

Lo scanner non è una radiografia. Registra ciò che è visibile sulla superficie dei denti e delle gengive.

Il modello digitale ottenuto con lo scanner può essere ruotato, ingrandito e osservato da diversi punti di vista. Questo ci aiuta a controllare ciò che è stato registrato e rende spesso più semplice spiegare al paziente il trattamento da eseguire.

Vedere la propria bocca sul monitor può aiutare a comprendere meglio la posizione dei denti, l’area interessata e i passaggi previsti dal trattamento.

La scansione intraorale, passo dopo passo

Per la sola scansione non è normalmente richiesta una preparazione particolare.

Quando l’impronta serve per realizzare una corona, un intarsio o un altro restauro, vengono prima eseguite le eventuali procedure cliniche necessarie. La scansione permette poi di registrare la situazione ottenuta.

Il manipolo dello scanner viene introdotto con delicatezza nella bocca e spostato lungo i denti.

Quando dobbiamo acquisire entrambe le arcate, registriamo:

  • i denti superiori;
  • i denti inferiori;
  • il modo in cui il paziente chiude la bocca.

L’ultimo passaggio serve a riprodurre il rapporto tra i denti superiori e quelli inferiori.

Il modello compare sul monitor durante la procedura. Possiamo quindi controllare immediatamente se la zona che ci interessa è stata registrata in maniera leggibile.

Quando manca un piccolo dettaglio, possiamo tornare soltanto in quel punto e completare l’acquisizione. Non è sempre necessario ricominciare l’intera procedura.

La durata dipende dal tipo di lavoro. Registrare uno o pochi denti richiede generalmente meno tempo rispetto all’acquisizione completa delle due arcate.

Possono influire anche:

  • la posizione della zona interessata;
  • l’apertura della bocca;
  • la presenza di aree posteriori più difficili da raggiungere;
  • l’estensione del lavoro da realizzare;
  • la necessità di fare qualche breve pausa.

La scansione può essere interrotta per alcuni secondi e poi ripresa. Questo è utile per chi ha difficoltà a mantenere a lungo la bocca aperta o teme di avvertire nausea.

Per il semplice passaggio dello scanner non è necessaria l’anestesia.

Un’esperienza generalmente più tollerabile

Per molti pazienti l’impronta digitale risulta più confortevole rispetto a quella tradizionale, soprattutto perché non viene utilizzato il portaimpronte riempito con il materiale in pasta.

Chi ha un riflesso del vomito molto forte può trovare difficile tollerare l’ingombro nella parte posteriore della bocca. Altre persone avvertono fastidio per il sapore del materiale o per la sensazione di dover attendere a bocca aperta senza poter interrompere la procedura.

Durante la scansione, invece, il manipolo viene spostato gradualmente e può essere allontanato quando è necessario fare una pausa.

Questo non significa che la procedura sia completamente priva di fastidio. Bisogna comunque mantenere la bocca aperta e permettere allo scanner di raggiungere anche i denti posteriori.

La sensazione può cambiare da persona a persona. Dipende dalla sensibilità individuale, dalla durata della scansione e dall’estensione della zona da acquisire.

Le ricerche disponibili indicano che molti pazienti preferiscono la scansione digitale. Rispetto all’impronta tradizionale vengono riferiti, nel complesso, meno disagio, meno nausea, assenza del gusto del materiale e una minore sensazione di difficoltà nel respirare [3].

Non dobbiamo però trasformare questi risultati in una promessa valida per tutti. Anche lo scanner può risultare fastidioso, soprattutto nelle aree posteriori o quando la scansione è particolarmente estesa.

Il vantaggio è che possiamo procedere con gradualità, fermarci quando serve e riprendere senza dover necessariamente ripetere tutto dall’inizio.

Impronta digitale e protesi su impianti

Lo scanner intraorale può essere utilizzato anche per la realizzazione di protesi su impianti, quando le condizioni cliniche e il tipo di lavoro lo consentono.

La scansione registra la posizione degli impianti e delle altre strutture necessarie per progettare la parte protesica. La possibilità di utilizzarla dipende però dal numero degli impianti, dalla loro posizione e dall’estensione del lavoro.

Gli studi condotti sui pazienti sottoposti a protesi fisse su impianti hanno rilevato risultati generalmente favorevoli alla procedura digitale per quanto riguarda comfort, soddisfazione, nausea, gusto sgradevole, ansia e percezione della durata.

Non sono state invece osservate differenze costanti per il fastidio o per la valutazione estetica [4].

Un’impronta digitale per una corona su un singolo impianto, inoltre, non presenta le difficoltà di una riabilitazione che coinvolge tutta l’arcata.

Per questo motivo la scelta viene fatta dopo aver valutato il caso.

Per quali trattamenti può essere utilizzata?

L’impronta dentale digitale può essere impiegata in diversi trattamenti odontoiatrici.

Tra gli utilizzi più comuni troviamo:

  • corone singole;
  • ponti;
  • intarsi;
  • faccette;
  • bite e dispositivi per la protezione dei denti;
  • protesi su denti naturali;
  • protesi su impianti;
  • alcuni dispositivi ortodontici;
  • modelli utili per studiare la bocca;
  • archiviazione della situazione dentale.

L’impronta digitale viene utilizzata frequentemente anche nella progettazione di protesi dentali fisse e mobili.

La presenza dello scanner non significa però che tutte queste lavorazioni debbano essere necessariamente eseguite in modo completamente digitale.

Per corone e protesi fisse che interessano una parte limitata dell’arcata, gli studi disponibili mostrano che la tecnica digitale e quella tradizionale possono offrire risultati complessivamente comparabili.

Nei lavori fissi che coinvolgono l’intera arcata, invece, le impronte convenzionali possono ancora presentare vantaggi in termini di precisione. La qualità degli studi non è sempre uniforme, quindi questi risultati devono essere interpretati con prudenza [5].

In parole semplici, una corona singola non presenta le stesse difficoltà di una riabilitazione completa.

Prima di scegliere il tipo di impronta valutiamo:

  • quanti denti o impianti sono interessati;
  • quale parte della bocca deve essere registrata;
  • quale restauro deve essere realizzato;
  • quali informazioni servono all’odontotecnico;
  • se la zona può essere acquisita in maniera affidabile.

Non esiste quindi una tecnica migliore in assoluto. Esiste la tecnica più adatta al lavoro che dobbiamo svolgere.

Dal modello digitale alla realizzazione del restauro

L’impronta è soltanto una delle fasi necessarie per realizzare una corona, un ponte, un intarsio o un altro dispositivo.

Una volta completata la scansione, controlliamo che il modello contenga tutte le informazioni necessarie. Da quel momento può iniziare la progettazione.

Flusso digitale chairside del Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti, dentista a Civitanova Marche, dalla scansione alla fresatura o stampa 3D

Nel nostro Centro il flusso di lavoro digitale può comprendere:

  • scanner intraorale;
  • progettazione digitale;
  • fresaggio;
  • stampa 3D.

Il fresaggio consiste nella lavorazione di un blocchetto di materiale attraverso un’apposita apparecchiatura. La macchina segue il progetto preparato digitalmente e dà forma al restauro.

La stampa 3D può invece essere utilizzata, per produrre modelli e determinati dispositivi.

Non tutti i materiali vengono lavorati nello stesso modo e non tutti i restauri seguono lo stesso percorso. Alcuni possono essere gestiti direttamente nella struttura, mentre altri possono richiedere lavorazioni o controlli differenti.

La tecnologia permette di condividere rapidamente il modello, modificare il progetto quando necessario e coordinare più facilmente le diverse fasi.

Non decide però al posto dei professionisti.

Prima della consegna, il restauro deve essere controllato nella bocca del paziente. Dobbiamo verificare che si adatti correttamente, che non interferisca con gli altri denti e che rispetti le esigenze funzionali ed estetiche del caso.

Odontoiatra e odontotecnico: un vero lavoro di squadra

Nel Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti, anche nei lavori chairside, l’odontotecnico è sempre coinvolto nelle diverse fasi.

Il termine chairside non significa che il restauro venga progettato e realizzato soltanto dal dentista. Nel nostro modo di lavorare indica un percorso nel quale più passaggi possono essere coordinati direttamente all’interno della struttura, mantenendo una collaborazione immediata tra odontoiatra e odontotecnico.

L’odontoiatra si occupa della parte clinica. Valuta il paziente, prepara il dente quando necessario, acquisisce l’impronta e controlla il restauro nella bocca.

L’odontotecnico partecipa alla realizzazione, collabora nella scelta del materiale, nella definizione della forma e dell’aspetto del manufatto.

Le decisioni non vengono prese da un software in maniera automatica.

Il progetto digitale è uno strumento che permette ai professionisti di lavorare insieme in modo più diretto. Il risultato nasce dal confronto, dalle competenze e dai controlli eseguiti durante le diverse fasi.

Questo aspetto è importante anche per il paziente. Il vantaggio del flusso digitale non consiste nell’eliminare una figura professionale, ma nel facilitare la comunicazione tra le persone coinvolte.

Anche quando alcune fasi vengono eseguite in tempi più concentrati, il lavoro rimane un lavoro di squadra.

Cosa significa “chairside” per il paziente?

In alcuni casi il flusso chairside può ridurre il numero degli appuntamenti o permettere di organizzare il lavoro in tempi più concentrati.

Può accadere, per esempio, con alcune corone o alcuni intarsi. Questo non significa però che qualsiasi restauro possa essere completato automaticamente nella stessa giornata.

I tempi dipendono da diversi elementi:

  • il dente da trattare;
  • il tipo di restauro;
  • l’estensione del lavoro;
  • il materiale scelto;
  • le condizioni della gengiva;
  • le esigenze funzionali;
  • le esigenze estetiche;
  • gli eventuali controlli o modifiche necessari.

Un singolo intarsio non può essere paragonato a un ponte o a una riabilitazione estesa.

Alcuni lavori possono essere realizzati in un’unica giornata; altri richiedono più sedute, prove o ulteriori fasi.

Anche quando i tempi vengono ridotti, non vengono eliminati i controlli necessari. Il restauro deve essere verificato nella bocca del paziente prima di essere considerato concluso.

Per questo motivo non è corretto promettere una “corona immediata” a chiunque.

La rapidità può essere un vantaggio, ma soltanto quando il caso clinico consente di lavorare in questo modo senza rinunciare alle verifiche necessarie.

I vantaggi concreti dell’impronta dentale digitale

Il primo vantaggio per il paziente è spesso il comfort.

Evitare il portaimpronte con il materiale può fare una grande differenza per chi ha nausea o ricorda con disagio una precedente impronta tradizionale.

Un vantaggio per l’odontoiatra invece è la possibilità di controllare subito ciò che è stato acquisito. Se manca una piccola zona, possiamo completarla nello stesso appuntamento.

Il modello tridimensionale facilita anche la comunicazione. Il paziente può vedere sul monitor la propria bocca e comprendere meglio quale area deve essere trattata.

I dati possono essere archiviati nella documentazione clinica. In determinate situazioni, modelli ottenuti in momenti diversi possono essere confrontati.

La scansione è stata studiata, per esempio, per osservare nel tempo l’usura dei denti e per altre possibili applicazioni diagnostiche. Si tratta di utilizzi interessanti, ma le evidenze disponibili sono ancora limitate e lo scanner non può sostituire automaticamente gli altri strumenti diagnostici [6].

In altre parole, lo scanner non formula una diagnosi da solo.

Le immagini devono essere valutate dall’odontoiatra insieme alla visita e agli eventuali altri esami necessari.

Un ulteriore vantaggio è la possibilità di condividere in tempo reale le informazioni con l’odontotecnico. Nel nostro flusso di lavoro questo rende più diretto il confronto tra la parte clinica e quella tecnica.

La tecnologia non garantisce automaticamente un risultato migliore

Avere uno scanner intraorale non significa ottenere automaticamente un risultato migliore in ogni situazione.

Lo scanner è uno strumento. Può facilitare diversi passaggi, ma non sostituisce:

  • la visita;
  • la diagnosi;
  • la preparazione corretta del dente;
  • la progettazione;
  • l’esperienza dell’odontoiatra;
  • il contributo dell’odontotecnico;
  • i controlli nella bocca del paziente.

Un’impronta digitale può contenere tutte le informazioni necessarie oppure richiedere un completamento. Lo stesso principio vale per un’impronta tradizionale.

Anche un restauro progettato digitalmente deve essere provato e controllato.

A seconda del caso valutiamo:

  • l’adattamento;
  • il contatto con i denti vicini;
  • il modo in cui il paziente chiude la bocca;
  • la funzione durante la masticazione;
  • la forma;
  • l’integrazione estetica.

La disponibilità di scanner, fresatore e stampante 3D non significa quindi che tutti i lavori possano essere realizzati nello stesso modo o negli stessi tempi.

La tecnologia è realmente utile quando viene inserita in un percorso correttamente pianificato.

L’impronta tradizionale si usa ancora?

Sì. L’impronta tradizionale non è una tecnica superata.

In alcune situazioni può essere ancora più adatta, oppure può essere anche utilizzata insieme alla scansione digitale.

Può essere presa in considerazione quando:

  • la zona da registrare è difficile da vedere;
  • devono essere riprodotti tessuti mobili;
  • occorre realizzare determinate protesi rimovibili;
  • il lavoro interessa aree molto estese;
  • la scansione non permette di raccogliere tutte le informazioni necessarie;
  • le caratteristiche della bocca rendono difficile il passaggio dello scanner.

Una situazione particolare è quella delle arcate completamente prive di denti.

In questi casi mancano i denti che normalmente aiutano a individuare punti di riferimento e devono essere registrate zone formate da tessuti mobili. Le ricerche più recenti indicano che, allo stato attuale, non ci sono prove sufficienti per affermare che la scansione digitale possa sostituire completamente l’impronta tradizionale nella realizzazione di tutte le protesi totali [7].

Questo non significa che il digitale non possa essere mai utilizzato in un paziente senza denti. Significa che la scelta deve essere fatta con attenzione, valutando la bocca e il tipo di protesi da realizzare.

A volte utilizziamo la tecnica digitale, altre volte quella tradizionale. In determinate situazioni possiamo combinare entrambe.

La domanda corretta non è quale tecnica sia più moderna, ma quale permetta di ottenere le informazioni necessarie per quel trattamento.

Prima e dopo la scansione

È utile avvisare prima dell’inizio quando:

  • si soffre di un forte riflesso del vomito;
  • si ha difficoltà a mantenere la bocca aperta;
  • le precedenti impronte hanno provocato molto disagio;
  • si sente la necessità di fare pause frequenti.

In questo modo possiamo organizzare la procedura con maggiore gradualità.

Al termine della scansione controlliamo il modello e verifichiamo che contenga le informazioni necessarie.

A seconda del trattamento, il file può essere utilizzato per:

  • progettare il restauro;
  • condividere il caso con l’odontotecnico;
  • realizzare il manufatto mediante fresaggio;
  • produrre un modello o un dispositivo con la stampa 3D;
  • conservare la situazione nella documentazione clinica.

Come scegliamo la tecnica più adatta?

La scelta deve partire dal trattamento da realizzare, non dal desiderio di utilizzare necessariamente la tecnologia digitale.

Prima di decidere consideriamo:

  • la zona della bocca interessata;
  • l’estensione del lavoro;
  • le condizioni dei denti e delle gengive;
  • il tipo di restauro;
  • il materiale previsto;
  • la presenza di denti naturali o impianti;
  • il comfort del paziente;
  • le informazioni necessarie all’odontotecnico;
  • la possibilità di controllare correttamente il risultato.

Per molti restauri singoli o di estensione limitata la scansione può rappresentare una soluzione più valida e ben tollerata.

Nei lavori più estesi, nelle arcate prive di denti o in presenza di tessuti difficili da registrare, la scelta richiede una valutazione più attenta.

Non dobbiamo quindi stabilire se il digitale sia migliore del tradizionale in assoluto.

Dobbiamo scegliere la procedura che permette di raccogliere informazioni affidabili per quello specifico paziente e per il lavoro che deve essere realizzato.

Domande frequenti sull’impronta dentale digitale

L’impronta dentale digitale fa male?

La risposta è no. Si può avvertire un po’ di fastidio nelle zone posteriori o per il tempo durante il quale bisogna mantenere la bocca aperta. Quando serve, possiamo fermarci brevemente e poi riprendere.

Lo scanner intraorale emette radiazioni?

No. Lo scanner è uno strumento ottico e registra le superfici visibili della bocca. Non è una radiografia e non sostituisce panoramiche, radiografie endorali o TAC dentali quando questi esami sono necessari.

Quanto dura la scansione?

La durata dipende dalla zona da acquisire. Registrare uno o pochi denti è generalmente più rapido rispetto alla scansione completa delle due arcate. Anche la necessità di fare pause o completare alcuni punti può modificare il tempo richiesto.

Devo presentarmi a digiuno?

No, per la sola impronta digitale non è necessario il digiuno.

Posso mangiare subito dopo?

Dopo una semplice scansione è generalmente possibile mangiare subito.

Può essere usata per realizzare una corona?

In molti casi sì. Prima di scegliere questa tecnica dobbiamo però valutare il dente, la gengiva, l’estensione del restauro e il materiale previsto. Non tutte le situazioni sono uguali.

Una corona può essere pronta nella stessa giornata?

In alcuni casi il flusso chairside può ridurre il numero degli appuntamenti. Non tutte le corone possono però essere realizzate e consegnate nello stesso giorno. I tempi dipendono dal caso, dal materiale scelto e dai controlli necessari.

Nei lavori chairside interviene anche l’odontotecnico?

Sì. Nel nostro metodo di lavoro l’odontotecnico partecipa alle diverse fasi dalla progettazione alla realizzazione. Il confronto con l’odontoiatra permette di valutare insieme materiale, forma, funzione ed estetica prima dei controlli finali nella bocca del paziente.

L’impronta tradizionale non si usa più?

Si usa ancora. In alcune situazioni può essere più adatta della scansione digitale, mentre in altre le due tecniche possono essere combinate. La scelta dipende dal trattamento e dalle condizioni presenti nella bocca.

Conclusione

L’impronta dentale digitale permette di riprodurre denti e arcate evitando, in molti casi, il tradizionale portaimpronte con il materiale in pasta.

Per numerosi pazienti questo può rendere la procedura più tollerabile e permette all’odontoiatra di controllare immediatamente il modello sul monitor.

La scansione può essere utilizzata per diversi restauri e dispositivi, ma non rappresenta una soluzione da applicare automaticamente in ogni situazione.

In alcuni casi l’impronta tradizionale rimane indicata; in altri possiamo integrare le due tecniche.

Nel nostro flusso chairside la tecnologia non sostituisce le persone. L’odontotecnico è coinvolto nelle diverse fasi e il restauro nasce dalla collaborazione tra odontoiatra e odontotecnico.

Per stabilire quale tipo di impronta sia più appropriato è necessaria una valutazione odontoiatrica.

Nel Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti di Civitanova Marche possiamo esaminare la situazione e scegliere il percorso digitale o tradizionale più adatto al caso.

 

Riferimenti scientifici

[1] Ramos-Morro OD, Mareque-Ameijeiras S, Giovannini G, Paz-Cortés MM, Serrano-Velasco D, Aragoneses JM, Martín-Vacas A.
Evaluation of the patient’s perception, reliability and reproducibility, and chairside time with intraoral scanners in adult population—a systematic review.
Front Oral Health. 2026;7:1733387.
DOI: 10.3389/froh.2026.1733387
PMID: 41958763.
↩ Torna al testo

[2] Eggmann F, Blatz MB.
Recent Advances in Intraoral Scanners.
J Dent Res. 2024;103(13):1349-1357.
DOI: 10.1177/00220345241271937
PMID: 39382136.
↩ Torna al testo

[3] de Paris Matos T, Wambier LM, Favoreto MW, Rezende CEE, Reis A, Loguercio AD, Gonzaga CC.
Patient-related outcomes of conventional impression making versus intraoral scanning for prosthetic rehabilitation: A systematic review and meta-analysis.
J Prosthet Dent. 2023;130(1):19-27.
DOI: 10.1016/j.prosdent.2021.08.022
PMID: 34756424.
↩ Torna al testo

[4] Pachiou A, Zervou E, Sykaras N, Tortopidis D, Ioannidis A, Jung RE, Strauss FJ, Kourtis S.
Patient-Reported Outcomes of Digital Versus Conventional Impressions for Implant-Supported Fixed Dental Prostheses: A Systematic Review and Meta-Analysis.
J Pers Med. 2025;15(9):427.
DOI: 10.3390/jpm15090427
PMID: 41003130.
↩ Torna al testo

[5] Kaitatzidou A, Chalazoniti A, Faggion CM Jr, Bakopoulou A, Barbosa-Liz DM, Giannakopoulos NN.
Digital scans versus conventional impressions in fixed prosthodontics: An overview of systematic reviews.
J Prosthet Dent. 2025;134(6):2156-2164.
DOI: 10.1016/j.prosdent.2024.11.002
PMID: 39627077.
↩ Torna al testo

[6] Angelone F, Ponsiglione AM, Ricciardi C, Cesarelli G, Sansone M, Amato F.
Diagnostic Applications of Intraoral Scanners: A Systematic Review.
J Imaging. 2023;9(7):134.
DOI: 10.3390/jimaging9070134
PMID: 37504811.
↩ Torna al testo

[7] Mohamedin SMM, Komiha AM, Aboelroos AE, Mosaad MM, Swelem AA.
Can digital scans replace conventional impressions for complete denture fabrication? A scoping review.
J Prosthet Dent. 2026;135(2):319-330.
DOI: 10.1016/j.prosdent.2025.02.051
PMID: 40175262.
↩ Torna al testo