Perdere uno o più denti non riguarda soltanto l’estetica del sorriso. Può modificare la masticazione, rendere alcuni alimenti più difficili da gestire e, quando mancano diversi elementi, influire sulla stabilità e sul comfort di una protesi.Gli impianti dentali rappresentano oggi una delle possibilità disponibili per sostituire i denti mancanti. La diagnostica tridimensionale, la pianificazione digitale e differenti strategie implantari hanno inoltre ampliato le possibilità terapeutiche anche quando l’anatomia è più complessa o la quantità di osso disponibile è ridotta.Proprio per questo credo sia importante partire da un principio semplice: avere a disposizione molte tecniche non significa che esista una tecnica adatta a tutti.Come odontoiatra e Dental Blogger, ritengo più utile aiutare il paziente a comprendere prima di tutto che cosa sia un impianto, come venga pianificato un percorso implantologico, quali alternative possano esistere e quali aspetti debbano essere valutati prima di scegliere una determinata soluzione.Questa guida ha carattere generale ed è pensata per chiunque desideri capire meglio l’implantologia dentale. Può essere utile anche a chi sta valutando impianti dentali e implantologia avanzata a Civitanova Marche e vuole orientarsi con maggiore consapevolezza tra possibilità, limiti e indicazioni.

Che cos’è realmente un impianto dentale

Un impianto dentale è un dispositivo, generalmente realizzato in titanio, progettato per sostituire la radice di un dente mancante.

Viene inserito nell’osso mascellare o mandibolare e può essere utilizzato come supporto per una corona, un ponte oppure una riabilitazione protesica più estesa.

Per comprendere meglio il trattamento conviene distinguere alcune componenti.

L’impianto è la parte posizionata nell’osso. L’abutment, quando previsto dal sistema protesico, costituisce la connessione tra l’impianto e la ricostruzione protesica. La corona è invece la parte visibile che sostituisce il dente.

Componenti di un impianto dentale: corona, abutment, impianto, gengiva e osso

Le principali componenti di un impianto dentale.

Quando mancano più elementi, non occorre necessariamente inserire un impianto per ogni dente mancante. In determinate condizioni, più impianti possono sostenere un ponte oppure una protesi dell’intera arcata.

Dopo il posizionamento avviene un processo biologico chiamato osteointegrazione, attraverso il quale si stabilisce una connessione stabile tra la superficie implantare e il tessuto osseo.

Un impianto, però, non è equivalente a un dente naturale. I tessuti che lo circondano devono essere mantenuti in salute attraverso una corretta igiene e controlli periodici.

La diagnosi viene prima della tecnica

Uno degli aspetti che considero più importanti da spiegare è che un percorso implantologico non comincia scegliendo il tipo di impianto.

Comincia dalla persona.

L’anamnesi permette di conoscere lo stato generale di salute, i farmaci assunti, eventuali patologie sistemiche, l’abitudine al fumo, precedenti trattamenti odontoiatrici e altri elementi che possono incidere sulla valutazione.

Segue l’esame della bocca: denti residui, gengive, condizioni dei tessuti, occlusione, igiene orale e caratteristiche della zona da riabilitare.

La diagnostica per immagini viene scelta sulla base delle necessità cliniche. Quando è necessario studiare tridimensionalmente l’anatomia, la CBCT, Cone Beam Computed Tomography, può consentire di valutare la quantità e la distribuzione dell’osso e i rapporti con strutture anatomiche importanti.

Solo dopo aver raccolto queste informazioni ha senso discutere le diverse possibilità terapeutiche.

Il percorso può comprendere, a seconda del caso, estrazioni, posizionamento degli impianti, una fase di guarigione, eventuali protesi provvisorie, la riabilitazione definitiva e un programma di controlli e mantenimento.

Non tutte queste fasi sono necessarie in ogni paziente e non esistono tempi identici per tutti.

Dal singolo dente alla riabilitazione dell’intera arcata

Quando manca un solo elemento dentario, un impianto può consentire di sostituirlo senza dover necessariamente coinvolgere i denti adiacenti.

Quando mancano più denti consecutivi, alcuni impianti possono invece essere utilizzati come supporto di un ponte.

La situazione cambia ancora quando una persona ha perso tutti i denti di un’arcata oppure presenta elementi dentari che, dopo un’adeguata valutazione, risultano non recuperabili.

In queste condizioni può essere presa in considerazione una riabilitazione fissa supportata da più impianti.

Sono diventate molto conosciute anche espressioni come All-on-4 e All-on-6, che descrivono configurazioni nelle quali una riabilitazione completa viene sostenuta rispettivamente da quattro o sei impianti.

È importante non interpretare questi numeri come una classifica: sei impianti non sono automaticamente migliori di quattro e quattro non sono automaticamente sufficienti.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 ha analizzato 55 studi dedicati alle due configurazioni. I risultati complessivi sono apparsi simili per sopravvivenza degli impianti e complicanze, ma gli stessi autori invitano a interpretare il confronto con cautela perché gli studi analizzati erano molto diversi tra loro [1].

Questo significa che i due protocolli non devono essere considerati automaticamente intercambiabili.

La scelta dipende dall’anatomia, dalla distribuzione dell’osso, dal progetto protesico e dalle caratteristiche della singola situazione clinica.

Carico immediato e denti fissi in tempi brevi

Il carico immediato è uno dei concetti più frequentemente fraintesi.

Non significa necessariamente ricevere immediatamente la protesi definitiva.

Indica un protocollo nel quale una protesi viene collegata agli impianti in tempi molto brevi dal loro posizionamento, quando sono presenti condizioni cliniche adeguate.

Fra gli aspetti da valutare rientrano la stabilità iniziale degli impianti, l’osso disponibile, la sede, il numero e la distribuzione degli impianti, il progetto protesico e la gestione delle forze masticatorie.

Una meta-analisi pubblicata nel 2026 ha confrontato specificamente il carico immediato, precoce e convenzionale negli impianti singoli. Non sono state rilevate differenze statisticamente significative nella sopravvivenza fra carico immediato e convenzionale fino a cinque anni nei casi correttamente selezionati [2].

Questo dato riguarda gli impianti singoli e non deve essere automaticamente esteso a qualsiasi tipo di riabilitazione.

Quando si utilizzano espressioni come “denti fissi in 24-48 ore” bisogna inoltre distinguere fra il posizionamento degli impianti, la protesi fissa provvisoria e la protesi definitiva.

In alcuni pazienti può essere possibile applicare una protesi provvisoria fissa in tempi molto brevi. Ciò non significa che l’osteointegrazione sia già terminata né che il provvisorio coincida necessariamente con la futura protesi definitiva.

Il carico immediato va quindi considerato un protocollo clinico utilizzabile quando indicato, non uno slogan.

Quando al paziente viene detto che ha poco osso

“Mi hanno detto che non ho abbastanza osso per mettere gli impianti.”

È una frase che può preoccupare molto, ma da sola non descrive ancora la situazione.

Bisogna capire quanto osso è presente, dove si trova e quale anatomia residua deve essere gestita.

Dopo la perdita dei denti, l’osso alveolare può progressivamente ridursi. Nel mascellare superiore, soprattutto nei settori posteriori, anche i rapporti con il seno mascellare possono limitare l’altezza ossea disponibile.

Il deficit può riguardare lo spessore, l’altezza oppure entrambe le dimensioni. Può interessare una zona circoscritta oppure una parte più estesa del mascellare.

Confronto tra quantità ossea adeguata e ridotta per impianti dentali

Confronto tra una quantità ossea adeguata e una ridotta nella pianificazione di un trattamento implantologico.

Queste differenze modificano sostanzialmente il piano terapeutico.

In alcuni casi possono essere valutate tecniche di rigenerazione ossea; in altri, l’anatomia può consentire strategie differenti.

Tra queste rientrano gli impianti corti.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha valutato impianti di lunghezza pari o inferiore a 6 mm con dieci anni di osservazione. Gli impianti corti possono rappresentare una possibilità a lungo termine in pazienti selezionati con ridotta altezza ossea, anche se nei confronti diretti la loro sopravvivenza a dieci anni è risultata lievemente inferiore rispetto agli impianti di lunghezza standard [3].

Poco osso non significa automaticamente che gli impianti siano impossibili, ma nemmeno che esista una singola soluzione valida per tutti.

Evitare un innesto osseo non è sempre l’obiettivo

Molti pazienti cercano online informazioni sugli “impianti senza innesto osseo”.

È comprensibile, perché una procedura aggiuntiva può essere percepita come qualcosa che si preferirebbe evitare.

Il ragionamento, però, dovrebbe essere diverso.

L’obiettivo non è evitare un innesto a tutti i costi. L’obiettivo è scegliere, fra le possibilità realmente indicate, quella con un rapporto appropriato tra benefici attesi, rischi, invasività e progetto riabilitativo.

In alcune condizioni possono essere considerate strategie che utilizzano l’osso residuo senza una rigenerazione importante. In altre situazioni una procedura rigenerativa o un rialzo del seno mascellare può invece rappresentare una possibilità appropriata.

Rialzo del seno mascellare con aumento dell'osso per impianto dentale

Schema del rialzo del seno mascellare in presenza di ridotta altezza ossea.

Impianti zigomatici nelle gravi atrofie del mascellare

Gli impianti zigomatici sono impianti di lunghezza maggiore rispetto a quelli convenzionali che utilizzano l’osso zigomatico come sede di ancoraggio.

Possono essere presi in considerazione in pazienti selezionati con grave atrofia del mascellare superiore.

Non sono semplicemente “impianti per chi ha poco osso”.

Nel 2026 è stata pubblicata una ricerca che ha riunito e analizzato i risultati di 11 precedenti revisioni scientifiche. I risultati mostrano nel complesso un’elevata sopravvivenza degli impianti zigomatici, ma evidenziano anche possibili complicanze, tra cui sinusite e problemi dei tessuti molli intorno agli impianti. Gli autori sottolineano inoltre che le differenze fra gli studi potrebbero portare a sottostimare alcune complicanze [4].

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha inoltre valutato pianificazione virtuale, guide chirurgiche e sistemi di navigazione. Queste tecnologie sembrano migliorare la precisione rispetto al posizionamento senza guida digitale, ma le prove cliniche disponibili sono ancora limitate e non omogenee [5].

Possibilità tecnica e indicazione clinica non sono la stessa cosa.

Impianti pterigoidei e settori posteriori del mascellare

Gli impianti pterigoidei utilizzano una regione anatomica posteriore del mascellare e possono essere considerati in determinate situazioni caratterizzate da atrofia dei settori posteriori.

Una revisione sistematica e meta-analisi ha analizzato cinque studi per un totale di 768 impianti, riportando una sopravvivenza complessiva del 97,43% con periodi di osservazione compresi tra uno e sei anni. Gli autori precisano però che questi risultati devono essere interpretati con cautela, sia per il numero limitato degli studi sia per la difficoltà tecnica della procedura [6].

Non è quindi corretto descriverli come una risposta universale al problema del poco osso.

Impianti transnasali nelle atrofie molto severe del mascellare superiore

Nei casi di atrofia molto avanzata del mascellare superiore, in pazienti accuratamente selezionati, possono essere valutati anche gli impianti transnasali.

Si tratta di impianti lunghi posizionati in rapporto con strutture ossee vicine alla cavità nasale, con l’obiettivo di ottenere un ancoraggio anteriore quando l’osso convenzionalmente disponibile è fortemente ridotto.

Nel 2026 è stato pubblicato uno studio multicentrico relativo a 226 impianti transnasali inseriti in 121 pazienti, con periodi di osservazione compresi tra uno e otto anni. Nella casistica studiata non sono stati registrati fallimenti implantari. Si tratta tuttavia di uno studio osservazionale e questi risultati non devono essere interpretati come una garanzia di successo o come prova che la tecnica sia indicata in tutti i casi di grave atrofia [7].

Una tecnica può rappresentare una possibilità utile in pazienti selezionati senza diventare automaticamente la scelta appropriata per tutti.

Presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti vengono valutate anche soluzioni implantari transnasali nei casi nei quali le condizioni anatomiche e cliniche ne rendano appropriata la considerazione.

Griglie in titanio e ricostruzione dell’osso

Quando il problema non consiste soltanto nell’individuare una sede adatta all’ancoraggio implantare, ma è necessario ricostruire una quantità importante di osso, possono essere prese in considerazione tecniche di rigenerazione.

Tra queste rientrano le griglie in titanio, chiamate anche mesh in titanio.

Queste strutture vengono utilizzate per mantenere uno spazio stabile nel quale possa avvenire la rigenerazione ossea e possono essere impiegate in difetti importanti in altezza, in spessore o in entrambe le dimensioni.

Una revisione pubblicata nel 2025 ha riunito i risultati di otto precedenti revisioni sistematiche. I dati disponibili mostrano che le griglie in titanio possono consentire un aumento sia verticale sia orizzontale dell’osso. La complicanza più importante rimane però l’esposizione della griglia attraverso i tessuti molli, riportata mediamente in circa un caso su quattro nelle revisioni analizzate [8].

Presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti vengono utilizzate anche tecniche rigenerative con griglie in titanio nei casi di grave atrofia ossea nei quali questa soluzione venga ritenuta appropriata.

Nei casi complessi esistono più strategie, non una sola tecnica

Il trattamento della ridotta disponibilità ossea può comprendere possibilità molto differenti.

Possono essere considerate rigenerazione ossea, rialzo del seno mascellare, impianti corti, differenti inclinazioni implantari, impianti zigomatici, pterigoidei, transnasali e, quando indicato, tecniche rigenerative con griglie in titanio.

Queste possibilità non sono automaticamente intercambiabili.

Una procedura più complessa non è automaticamente una procedura migliore.

Implantologia computer-guidata e pianificazione digitale

Uno dei principali contributi della tecnologia all’implantologia riguarda la possibilità di studiare il caso in tre dimensioni prima della fase clinica.

Le informazioni ottenute dalla CBCT possono essere integrate con quelle di una scansione intraorale. Il software permette così di pianificare virtualmente posizione, inclinazione e profondità degli impianti tenendo conto dell’osso disponibile e del progetto protesico.

Quando indicato, dalla pianificazione può essere realizzata una dima chirurgica.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026, accompagnata da un’analisi statistica che ha confrontato diversi sistemi computer-assistiti, ha valutato 18 studi relativi al posizionamento di impianti immediatamente dopo un’estrazione. In questo specifico contesto, i protocolli computer-assistiti hanno mostrato una maggiore precisione rispetto al posizionamento eseguito senza guida digitale [9].

Questo risultato riguarda la precisione del posizionamento in quel particolare tipo di trattamento. Non significa che la chirurgia guidata sia automaticamente superiore in qualsiasi situazione o per qualsiasi risultato clinico.

Presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti sono presenti CBCT, scanner intraorale e sistemi di pianificazione digitale, utilizzabili nell’ambito del percorso diagnostico e odontoiatrico.

Il ruolo della CBCT

La CBCT consente di visualizzare tridimensionalmente le strutture ossee.

Quando clinicamente indicata può fornire informazioni sull’altezza e sullo spessore dell’osso, sulla forma dei mascellari, sui rapporti con il seno mascellare, sul decorso del canale mandibolare e sulle altre strutture anatomiche importanti.

Può inoltre essere utilizzata nella pianificazione tridimensionale di trattamenti implantologici semplici o complessi.

Non significa che ogni paziente che valuti un impianto debba automaticamente sottoporsi allo stesso esame radiologico.

Dolore, decorso postoperatorio e paura del dentista

Il timore del dolore è una delle preoccupazioni più comuni.

Durante le procedure implantologiche viene normalmente impiegata anestesia locale con l’obiettivo di controllare la sensibilità dolorosa durante il trattamento.

Nel periodo successivo possono presentarsi gonfiore, fastidio, sensibilità o ecchimosi in misura variabile.

Per questo non sarebbe corretto né descrivere l’implantologia come inevitabilmente dolorosa né promettere “zero dolore”.

Anche l’ansia merita attenzione.

Quando appropriato può inoltre essere valutata la sedazione cosciente, disponibile presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti.

I tempi di guarigione non sono uguali per tutti

Quando si parla di “quanto tempo serve per un impianto” vengono spesso mescolati fenomeni differenti.

C’è innanzitutto la guarigione iniziale dei tessuti.

Esiste poi il processo di osteointegrazione, che richiede tempi più lunghi.

Infine c’è la fase protesica.

Anche nei casi in cui una protesi provvisoria venga applicata rapidamente, l’osteointegrazione continua nelle settimane e nei mesi successivi.

Quanto possono durare gli impianti dentali

Dire che un impianto “dura per sempre” non sarebbe corretto.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 ha esaminato esclusivamente studi prospettici con almeno vent’anni di osservazione. Nei dieci studi inclusi, la sopravvivenza implantare stimata a vent’anni è risultata pari al 93,0%, con un intervallo di confidenza del 95% tra 91,6% e 94,1% [10].

È un risultato favorevole, ma bisogna interpretare correttamente la parola sopravvivenza.

Significa che l’impianto è ancora presente. Non equivale necessariamente all’assenza di complicanze o di interventi di manutenzione nel corso degli anni.

Mucosite, peri-implantite e mantenimento

La mucosite peri-implantare interessa i tessuti molli che circondano l’impianto.

La peri-implantite associa invece l’infiammazione a una progressiva perdita dell’osso di supporto.

Un documento di consenso pubblicato nel 2025 dall’Academy of Osseointegration e dall’American Academy of Periodontology identifica fra i principali fattori di rischio o segnali di rischio una precedente parodontite, il fumo, il diabete non controllato e uno scarso controllo della placca batterica, oltre ad alcuni fattori locali e protesici. Lo stesso documento sottolinea l’importanza del mantenimento periodico [11].

Diabete e implantologia

Avere il diabete non significa automaticamente essere esclusi dalla possibilità di ricevere una riabilitazione implantare.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha analizzato 54 studi. I pazienti con diabete ben controllato presentavano spesso risultati comparabili a quelli dei non diabetici, mentre un controllo insufficiente della glicemia era associato più frequentemente a maggiore perdita di osso intorno agli impianti e a condizioni meno favorevoli dei tessuti peri-implantari [12].

Negli studi scientifici il controllo della glicemia viene spesso valutato anche attraverso l’emoglobina glicata, o HbA1c, un esame del sangue che fornisce un’indicazione dell’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti.

Fumo e prognosi implantare

Il fumo rappresenta un fattore di rischio importante.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha incluso 45 articoli relativi a 44 studi. Nell’analisi complessiva, i fumatori di sigarette hanno mostrato una sopravvivenza implantare significativamente inferiore rispetto ai non fumatori [13].

L’età anagrafica non è l’unico criterio

Una domanda molto comune è: “Ho 75 o 80 anni: sono troppo anziano per gli impianti?”

Una revisione pubblicata nel 2026 ha analizzato i risultati implantari nelle persone anziane. Nel complesso, l’aumento dell’età cronologica da solo non risultava associato a un peggioramento indipendente della sopravvivenza degli impianti, del successo del trattamento o della perdita di osso intorno ad essi [14].

L’età è quindi un dato importante da conoscere, ma non può sostituire una valutazione clinica individuale.

Farmaci anti-riassorbitivi: perché l’anamnesi è fondamentale

Tra i farmaci che richiedono una valutazione particolarmente attenta vi sono gli anti-riassorbitivi, come i bifosfonati e il denosumab.

Un documento di consenso internazionale pubblicato nel 2025, riferito specificamente ai pazienti con osteoporosi in terapia anti-riassorbitiva, suggerisce che il trattamento farmacologico non debba necessariamente essere sospeso prima del posizionamento implantare. Gli autori classificano però questa indicazione come una raccomandazione debole basata su prove scientifiche di qualità molto bassa [15].

Questa conclusione riguarda i pazienti trattati per osteoporosi e non può essere generalizzata automaticamente alle terapie impiegate in ambito oncologico.

Il costo di un percorso implantologico

Non esiste un unico “costo dell’impianto dentale” valido per qualsiasi situazione.

Sostituire un singolo elemento è molto diverso dal riabilitare un’intera arcata.

Il costo può dipendere dal numero di impianti, dal tipo di ricostruzione protesica, dalla situazione ossea, da eventuali estrazioni, dalle procedure aggiuntive, dai materiali e dalla complessità complessiva del percorso.

Un preventivo realmente utile dovrebbe essere costruito dopo aver definito la situazione clinica e il piano di trattamento.

Come orientarsi nella scelta degli impianti dentali

Quando una persona riceve una proposta terapeutica, alcune domande possono essere particolarmente utili.

  • La diagnosi è stata spiegata chiaramente?
  • Sono state discusse le alternative?
  • È comprensibile il motivo per cui viene proposta quella soluzione?
  • Sono stati affrontati benefici e limiti?
  • È stato spiegato cosa accadrà durante la fase provvisoria?
  • Sono stati discussi i possibili rischi?
  • È previsto un programma di controlli e mantenimento?
  • Se c’è poco osso, è stato spiegato dove si trova la carenza e perché viene proposta una determinata strategia?

A mio parere, la qualità dell’informazione che precede il trattamento è già una parte importante del percorso di cura.

Una considerazione finale

Quando una persona mi chiede quale sia “il miglior impianto” o “la tecnica migliore”, credo che la risposta più corretta sia partire da un’altra domanda:

qual è la soluzione più appropriata per quella specifica situazione clinica?

Due pazienti che apparentemente presentano lo stesso problema possono avere anatomia, condizioni generali, fattori di rischio ed esigenze molto differenti.

La tecnologia ha ampliato notevolmente le possibilità terapeutiche.

Non ha eliminato la necessità di una diagnosi.

Una guida online può aiutare a comprendere termini, alternative, vantaggi, limiti e domande da porre. Non può stabilire quale trattamento sia appropriato per una singola persona.

Per chi desidera approfondire la propria situazione, presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti di Civitanova Marche è possibile richiedere informazioni o una valutazione odontoiatrica finalizzata a comprendere quali possibilità possano essere appropriate nel singolo caso.

Domande frequenti sugli impianti dentali

Quanto dura un impianto dentale?

Gli impianti possono avere una sopravvivenza molto lunga, ma non è corretto affermare che durino necessariamente tutta la vita. I risultati nel tempo dipendono anche da igiene, mantenimento, salute dei tessuti peri-implantari, fumo, condizioni generali e caratteristiche della riabilitazione protesica.

Mettere un impianto dentale fa male?

Durante la procedura viene normalmente utilizzata anestesia locale. Nei giorni successivi possono presentarsi fastidio, gonfiore o sensibilità di entità variabile. Il decorso dipende dal tipo di procedura e dalla risposta individuale.

Quanto tempo richiede un trattamento implantologico?

Dipende dal caso. Bisogna distinguere il tempo della procedura dalla durata complessiva del percorso, che può comprendere guarigione, osteointegrazione, fase provvisoria e riabilitazione definitiva.

Si possono mettere impianti quando c’è poco osso?

In molti casi esistono diverse possibilità, ma è necessario comprendere il tipo e la posizione della carenza ossea. Possono essere considerate procedure rigenerative, impianti corti oppure, in determinate situazioni, strategie implantari che sfruttano differenti aree anatomiche.

È sempre necessario fare un innesto osseo?

No. In alcuni casi l’anatomia consente strategie alternative, mentre in altri una procedura rigenerativa può rappresentare una possibilità appropriata.

È possibile avere denti fissi in 24-48 ore?

In pazienti selezionati può essere possibile applicare una protesi fissa provvisoria in tempi molto brevi. Ciò non significa però che l’osteointegrazione sia già completata né che la protesi iniziale coincida necessariamente con quella definitiva.

Che differenza c’è tra All-on-4 e All-on-6?

Le due definizioni descrivono riabilitazioni complete sostenute rispettivamente da quattro o sei impianti. Nessuna delle due configurazioni è automaticamente superiore all’altra.

Quando possono essere considerati gli impianti zigomatici?

Possono essere presi in considerazione in pazienti selezionati con grave atrofia del mascellare superiore. Non rappresentano una soluzione universale per qualsiasi situazione di ridotta disponibilità ossea.

Cosa sono gli impianti pterigoidei?

Sono impianti che sfruttano una regione anatomica posteriore del mascellare e possono essere valutati in determinati casi di atrofia posteriore.

Cosa sono gli impianti transnasali?

Sono impianti lunghi utilizzati in alcuni casi selezionati di grave atrofia del mascellare superiore. Richiedono una valutazione anatomica particolarmente accurata.

A cosa servono le griglie in titanio?

Le griglie in titanio vengono utilizzate in alcune tecniche di rigenerazione ossea per mantenere lo spazio necessario alla formazione di nuovo osso. Una delle possibili complicanze è l’esposizione della griglia attraverso i tessuti molli.

La chirurgia guidata elimina il rischio di errore?

No. I sistemi computer-assistiti possono migliorare la precisione del posizionamento in determinate situazioni, ma nessuna procedura clinica è completamente priva di possibili deviazioni o complicanze.

Chi ha il diabete può ricevere impianti?

In molti casi sì, soprattutto quando il diabete è adeguatamente controllato. È importante valutare il controllo della glicemia nel tempo e le condizioni generali della persona.

Il fumo può compromettere gli impianti?

Il fumo è un fattore di rischio rilevante e può influenzare la prognosi implantare.

Si possono mettere impianti a 70 o 80 anni?

L’età anagrafica da sola non rappresenta necessariamente una controindicazione. Devono essere considerate soprattutto le condizioni generali e i fattori di rischio individuali.

Quanto bisogna aspettare dopo un’estrazione?

Non esiste un tempo identico per tutti. In alcuni casi può essere valutato il posizionamento contestuale all’estrazione, mentre in altri è preferibile attendere una fase di guarigione.

Quanto costa un impianto dentale?

Il costo varia in base al numero di impianti, al tipo di protesi, alla situazione ossea, alla complessità e alle eventuali procedure associate.

Come scegliere una struttura per un percorso implantologico?

Può essere utile valutare la chiarezza con cui vengono spiegati diagnosi, alternative, benefici, limiti, possibili rischi e programma di mantenimento.

Dove approfondire una valutazione per gli impianti dentali a Civitanova Marche?

Una guida online può aiutare a comprendere le possibilità disponibili, ma non sostituisce una valutazione individuale. Presso il Centro Odontoiatrico Dr. Calzonetti di Civitanova Marche è possibile richiedere una valutazione odontoiatrica finalizzata a comprendere quali possibilità possano essere appropriate nel singolo caso.

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Nota informativa: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione odontoiatrica individuale. Indicazioni, alternative, possibili rischi e tempi di trattamento dipendono dalle condizioni cliniche della singola persona.